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“Essere un po’…droni: la dimensione del contesto sociale”

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Siamo in piena estate, il caldo d’agosto come da copione è veramente scottante e i più si preparano a vivere al meglio la bella stagione. In queste settimane mi è capitato più volte di sentire, soprattutto alla radio da parte di speaker sempre cool e sempre sul pezzo, ma anche da alcuni conoscenti, frasi di questo tipo: “Hanno previsto che si sfioreranno i 40 gradi, non vedo l’ora perché se non c’è caldo che estate è”, oppure “nel weekend vado al mare, speriamo che non piova”, oppure “non vedo l’ora che arrivino due mesi di sole”, e via altre affermazioni di questo tipo. Sentite così, queste affermazioni non dicono niente di bestiale, ma l’enfasi con la quale le ho sentite pronunciare fa sottendere un pensiero che invece mi preoccupa di più: il non considerare il contesto in cui avvengono le cose. Da oltre un mese sentiamo parlare di siccità, crisi idrica persino a Roma, stato di calamità in sei regioni, incendi: tutto questo non ci dice niente? Premesso il sacrosanto diritto di desiderare il bel tempo quando si va in vacanza (per chi può permettersela), mi chiedo se si può guardare un po’ più in là del proprio tornaconto immediato… e noto che la fatica è tanta a uscire dal nostro particulare per abbracciare una visuale un po’ più ampia, essere un po’ più… droni, cioè provare a guardare dall’alto le cose, vedendo il panorama e provando a capirne il contesto. Nel caso specifico, se nel weekend decido di andare in montagna sicuramente avrò un certo disappunto se alla mattina vedo che piove, perché mi impedisce di camminare i sentieri che volevo, perché devo telefonare ai compagni di viaggio e confrontarmi con loro sul da farsi o cambiare meta, e altre piccole scocciature. Ma un minuto dopo ritengo di avere sufficiente intelletto per vedere che dietro alla mia piccola rinuncia c’è un beneficio: la pioggia manca da tempo, specie in certe zone, ed allora ben venga la pioggia, ed io posso inventarmi un altro modo di vivere la giornata, con nel cuore comunque una specie di contentezza perché forse i campi avranno un po’ di sollievo, perchè le colture limiteranno un po’ i danni, perchè il raccolto non andrà completamente perduto, perché forse scoppieranno meno incendi. Ecco la domanda: queste cose oltre il nostro giardino, ci interessano o no? Siamo comunità oppure un mucchio di individualità alla ricerca di soddisfare bisogni solo egoistici?

Essere un po’ droni e riuscire a osservare e capire il contesto sociale intorno a noi e magari anche a orientare i nostri comportamenti per un bene comune, forse può contribuire a rendere migliore e più sostenibile il mondo in cui viviamo. Con un po’ di impegno alla portata di tutti, senza essere eroi.